Il libraio di Kabul

Solo un paio di giorni fa ho terminato di leggere “Il libraio di Kabul” di Asne Seierstad. E’ scritto abbastanza bene anche se lo stile narrativo che si è voluto dare ad un reportarge giornalistico sull’Afganistan nel periodo post-talebani non è ben strutturato. Ogni capitolo è dedicato ad una persona appartenente alla famiglia di Sultan (il libraio) , l’unico filo conduttore è lo stesso Sultan ma ogni capitolo è storia a sè. Ad ogni modo è un libro sicuramente da leggere, se non altro perchè la giornalista ci fa entrare nella cultura e nelle tradizioni afgane, prima durante e dopo la presa di potere dei talebani. E’ ben marcato il ruolo dell’uomo di famiglia e il ruolo sottomesso della donna in tutte le sue sfacettature: il modo in cui le madri afgane crescono i loro figli, le tradizioni sulla scelta del marito, le modalità del fidanzamento e del matrimonio, la scelta obbligata e non di indossare il burka, il rapporto con gli uomini (familiari ed estranei).  Fa da sfondo a tradizioni e cultura afgana la situazione politica come le restrizioni effettuate dai talebani sul paese, il governo Karzai, i governi antecedenti ai talebani e tutta la storia dell’afganistan dai comunisti (con accenni a periodi precedenti) fino al governo Karzai. Anche se lo stile del libro a mio modesto avviso rimane un pò dispersivo  proprio per come è stato strutturato, è  sicuramente interessante e capitolo per capitolo riesce a far entrare il lettore nel mondo afgano.